Galleria Il Sotoportego
Jennifer Blazina
Bittersweet
Works

18 Novembre - 11 Dicembre, 2005 / November 18 - December 11, 2005
Frammenti di un’eco dal passato. Questo sono le opere di Jennifer Blazina, professore di belle arti alla Drexel University ed artista che espone negli Stati Uniti ed in tutto il mondo. Per indagare il passato e i suoi legami con il presente, Jennifer crea delle “narrazioni visive” combinando autoritratti e istantanee dei membri della sua famiglia: acciaio, vetro, resina, inchiostro e raso, i materiali che solitamente usa, diventano “tangibili promemoria, tangibili ricordi e residui delle mie narrazioni”, afferma. Per lei, “la fragilità del vetro e la leggerezza del raso sono tenuti insieme dalla stampa ad inchiostro e dalla forza dell’acciaio”. Poesia e rimembranza, il senso del tempo che passa, le differenze e le analogie tra diverse generazioni, i legami profondi che intercorrono tra nonna e nipote, tra madre e figlia, sono i temi che le sue opere indagano. Ogni “narrazione” si compone da più elementi, più foto legate da uno stesso filo conduttore: a volte lo stesso elemento viene ripetuto più volte, per “reiterare e ricostruire i momenti: la ripetizione diventa metafora della frammentazione della memoria, ma anche del desiderio di ricatturare quei momenti effimeri, ormai passati”. Queste “narrazioni-installazioni” si focalizzano su uno specifico momento della vita che si delinea come una sorta di passaggio rituale (da un’età all’altra, ad esempio), o su momenti di cambiamento nella struttura di una famiglia, o in generale, sulla vita di una donna: la personale esperienza di Jennifer rende il tutto vivo e vicino, emozionante e comprensibile. Lei stessa afferma: “cerco di esprimere concetti universali- la memoria, il passare del tempo- per essere compresa dal pubblico, ma per farlo uso la mia esperienza personale: nella mescolanza di fotografie di famiglia ed autoritratti, cerco di riecheggiare frammenti del mio passato attraverso la mia percezione presente delle esperienze vissute da mia madre e da mia nonna”. Tra le opere che saranno esposte alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia spiccano le installazioni Mending (Rammendare) e Bittersweet (Agrodolce). Mending è composta da 9 grandi stampe digitali: le foto rappresentano gli oggetti che Jennifer ha trovato nella scatola da cucito della nonna. La quale, italiana emigrata in America, rammendava e conservava in modo ossessivo qualsiasi cosa e abito che non poteva sostituire. La foto che ritrae Jennifer è qui “quasi una rappresentazione di ciò che una nonna ha lasciato in eredità a sua nipote”. Bittersweet vuole invece rappresentare le relazioni tra persone diverse: è formata da 1100 medaglioni di gomma color ambra, che ricoprono la parete sostenendo foto di persone appartenute alla sua famiglia, ma che ormai hanno perso i loro nomi, sono perfetti sconosciuti. “La forza della rappresentazione”, dice Jennifer, “crea un intimo momento di scambio tra lo spettatore e l’immagine, e suscita la sensazione di entrare nell’immagine di qualcun altro”.
Nicoletta Consentino
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Artist’s Statement
Fragments of the past echo within my installations. I create visual narratives combining self-portraiture and appropriated family snap-shots. Steel, glass, resin, ink, and satin become tangible reminders and residue from these narratives. The fragility of satin and glass is held together by the imprinting of ink and the fortification of steel. Multiple repetitive elements reiterate and reconstruct the moment. Repetition becomes a metaphor for the fragmentation of a memory and the desire to recapture those ephemeral moments. Resin and glass frames recreate the experience of procession down an aisle: from the panoramic view of innumerable unidentified faces, to an intimate vignette from another’s rite of passage.
I have been working in site-specific installations, which concentrate on narratives combining self-portraiture and appropriated family snap-shots. These installations focus on specific moments delineating rites of passage or moments in the changing make-up of the family structure, or in a woman’s life.
I use my experiences to interpret how photographs and narratives become tangible reminders. In blending familial photographs and self-portraits, I am echoing fragments of my past with my current perspective on experiences of my mother and grandmother.
As an artist, my goal is to exhibit, lecture and conduct workshops. It is important to me to continually experiment with my work technically, educate myself further in a multitude of media, and challenge myself conceptually to broaden my themes and content in my work.
With my installations, I am trying to express concepts of memory and the passage of time — universal concepts to which an audience can relate. Through national and international exhibitions, workshops and lectures, I hope to use the public’s response to inform my work and further develop my artistic voice.

