Arts NEWS
Biennale di Sarcelles: Franco Vecchiet
Franco Vecchiet ottiene il Grand Prix
Il nostro Maestro ’storico’ Franco Vecchiet ha vinto il primo premio alla XIV Edizione della Biennale dell’Incisione di Sarcelles a Parigi. Nella foto a fianco lo vediamo durante una presentazione agli studenti del programma estivo di Indiana University, una delle più importanti negli USA per l’insegnamento della Stampa d’Arte.
Pubblichiamo di seguito l’articolo di Maria Campitelli tratto da ‘Il Piccolo’.
Il triestino Franco Vecchiet , artista ben noto del nostro territorio, ha ottenuto di recente un altissimo riconoscimento a livello internazionale nell’ambito della grafica di cui è esperto cultore. Ha ricevuto il grand Prix, cioè il primo premio, alla 14ª Biennale internazionale di incisione di Sarcelles a Parigi. È una biennale storica, tra le più antiche di Francia e certamente la più nota a Parigi. Quest’anno ha raccolto artisti da 30 nazioni e il Paese ospite della rassegna è stato il Canada. La giuria internazionale ha assegnato il premio a due opere esposte di Franco Vecchiet, realizzate nella tecnica di stampa ad incavo a punta secca e collagrafia. Ossia, quest’ultima, una tecnica aggiuntiva contraria all’incavo tradizionale, al solco procurato dagli acidi, ottenuta aggiungendo dei materiali provenienti per lo più dall’industria chimica. Tecniche miste dunque, sapientemente elaborate dall’artista in anni di lavoro, ricerca, sperimentazione e costante aggiornamento. Tant’è che è divenuto un suo filone specifico, coltivato anche attraverso l’insegnamento svolto da anni presso la Scuola internazionale di Grafica a Venezia. Ma anche all’Accademia Superiore d’Arte di Parigi (1999) e, di recente, tra il 2007 e il 2008, negli Usa, all’Università dell’Indiana. Le opere premiate fanno parte del ciclo ”L’inquinamento dell’ambiente” e gli stessi materiali e i procedimenti adottati – sottolinea l’artista - non sono inquinanti. Le stampe di Vecchiet insistono sul binomio bianco/nero e denunciano – facendosi nel lavoro artistico poetica sublimazione di ritmi, intrecci segnici, trasparenze o ispessimenti coadiuvati dal “carborundum” – uno status generale di degrado dell’ecosistema. Dovunque nel mondo. In Europa come in America, dove talune esperienze dell’artista, come l’attraversamento delle miniere di carbone all’aperto della Virginia, hanno ispirato altri significativi lavori (parenti di quelli premiati) come “carbone” e “Reminder”, dominati da blocchi densi di nero, che si sfrangiano in uno sfondo fuligginoso. È importante osservare come le esperienze vissute, le problematiche del quotidiano, estensibili all’intero pianeta, divengono viva materia d’arte, sempre allusiva, metalinguistica, mai descrittiva, servendosi di elementi semplici, anche riconoscibili, come ad esempio la scacchiera della serie “La mia finestra” , che, crescendo poi nel lavoro, si scioglie in una struttura sempre meno geometrica e sempre più organica ed umorale. Come a dire che ragione ed emozioni si sovrappongono e confondono, costituendo un esplicito referente di ciò che siamo e di ciò che è. Testimonianze di questo tema dell’inquinamento sono apparse anche nella recente mostra dal titolo “Ravase”, alla galleria Dlum di Maribor, mentre attualmente l’artista ha appena inaugurato un’altra mostra a Capodistria, questa volta di pittura (tecnicamente trasgressiva rispetto ai canoni tradizionali, si tratta infatti di collages) alla Galleria della Bank Koper, a riprova di un’attività frenetica, quasi senza posa. L’arte di Vecchiet infatti non si ferma alla grafica: la sua o sservazione del mondo si traduce in pittura, creazione di oggetti e sculture, libri d’artista, promozione di iniziative, installazioni e progetti anche per spazi pubblici, come il mosaico per la piazza Transalpina di Gorizia, realizzato, in quanto vincitore del relativo concorso internazionale, nel 2004.

