Come la nostra grafica si è imposta nel mondo

Il nostro design grafico è il punto di arrivo di una vicenda che, pur se cominciata molto tempo fa, all’epoca di Gutenberg, ha tuttavia definito la sua fisionomia nelle prime decadi del ’900. Dopo il periodo degli “artisti grafici”, i cartellonisti come Cappiello, Dudovich, Terzi i cui lavori, prevalentemente manifesti, proponevano le famose réclame in chiave prettamente estetica, si afferma una concezione dell’“artefatto grafico” fondata sulla gestione dei caratteri tipografici, prima, e della fotografia, poi.

Una concezione tutta nuova, frutto a sua volta dell’impulso dato alla svecchiamento della tipografia italiana e dell’influsso delle avanguardie artistiche e culturali di quegli anni, il Futurismo, il Costruttivismo russo, il Bauhaus, il Funzionalismo, la Grafica svizzera (cd Swiss Style), lo stile Novecento.
Tra i capisaldi, la rivista Campo Grafico (fondata da Carlo Dradi e Attilio Rossi, uscirà dal 1933 al 1939), lo Studio Boggeri (sarà attivo dagli anni ’30 fino al 1981) ed un’azienda animata da una rivoluzionaria visione del suo ruolo nel contesto non solo socio-economico, ma anche etico e civile del Paese, la Olivetti.

Da allora, diverse generazioni di designer grafici affermarono e imposero una concezione della grafica italiana di grande valore, tanto da diventare un riferimento, denso di ispirazioni, a livello internazionale.
Per un primo approccio a questa affascinante vicenda, e per saperne comunque di più, si può sfogliare Il fascicolo “Grafica Italiana. Dal 1945 a oggi”, allegato ad Art e Dossier ➤ di febbraio. Una cinquantina di pagine ben strutturate, ricche di illustrazioni, corredate da una cronologia e una bibliografia molto utili.

Il curatore, Carlo Vinti, ci propone un’articolazione in cinque periodi: dal primo dopoguerra agli anni ’40; dalla Liberazione ai primi anni ’60; il decennio successivo (dal termine del boom industriale italiano alla prima crisi degli anni’70); il periodo 1973-1989, segnato dalla concezione della grafica di pubblica utilità e dall’affermazione del postmodern; l’era digitale, nella quale viviamo.

Ogni periodo è descritto con cura, avendo sempre presente il ruolo di “servizio” del design grafico, mettendone in luce le peculiarità, in funzione non solo dello sviluppo economico e della educazione del cittadino in senso non soltanto estetico e consumistico, ma anche etico e civile. La figura di un designer come Albe Steiner ➤ è esemplare. L’autore sottolinea, infine, quanto la grafica italiana abbia contribuito alla costruzione del paesaggio urbano contemporaneo. Il sistema di segnaletica per la Metropolitana di Milano, progettato da Bob Noorda nel 1964, è tuttora un modello di riferimento nel settore del trasporto pubblico a livello internazionale.

Da Erberto Carboni ad Armando Testa, da Bruno Munari a Giovanni Pintori, da Max Huber a Massimo Vignelli, molti sono i designer grafici citati in questo fascicolo, ognuno nel suo contesto di riferimento, in modo da dare al lettore una visione chiara e sufficientemente completa della storia della grafica italiana. Una vicenda, ripetiamo, ricca, articolata e davvero importante, per tutti, non solo per noi che ne facciamo parte, perché la grafica è un indicatore della cultura e della civiltà stessa di un popolo.

Certo, come pure avverte il curatore, questa breve rassegna non è completa. Mancano, per esempio, riferimenti alla profonda influenza del Costruttivismo russo, alcuni grafici meritevoli di menzione non sono considerati (per esempio, Giulio Cittato e Amedeo Milani) e non viene evidenziato il ruolo di raccordo tra epoche e stili diversi di designer come Carboni, Munari e Testa, per via di scelte redazionali comprensibili, vista la destinazione del fascicolo. Approfondimenti importanti, che proporrò nei prossimi post.


Foto-mia-per-blog

Adriano Lubrano dirige, dal 1992, il Master di Grafica Pubblicitaria ➤ Consulente e scrittore di comunicazione, tiene ogni estate delle Lectures per studenti esteri, dedicate alla storia del design italiano.